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L'Aspromonte che cambia |
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Scritto da Presidente del Parco
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mercoledì 15 agosto 2007 |
Piani di Camelia, Rifugio di Biancospino. È un oasi di straordinaria bellezza e di elevato valore ambientale. E l'opera di un eccezionale costruttore, annoverato già negli annali degli uomini di buona volontà dell'Aspromonte vivo, dell'Aspromonte che cresce sulla via dello sviluppo sano.
Si tratta di Antonio Barca, attuale guida del Parco.
Nel cuore dei
Piani di Camelia, sulle alture che sovrastano Delianuova, Antonio Barca
ha costruito con grande sapienza ed autentico impegno Aspromontano, una
struttura a zero impatto in quanto mimetizzata nella natura che la
circonda.
Una natura ricca di arbusti, di essenze spontanee di varietà
tradizionali di fruttiferi raccolte nei vari angoli dell'Aspromonte,
che Antonio, nel suo tempo libero, coadiuvato dalla moglie, ottima
cuoca, cura direttamente. La struttura costruita con le caratteristiche
dei rifugi montani è piccola ma grande al tempo stesso. Esattamente
come la generosità dei coniugi Barca, il cui fare gentile e disinvolto
nell'accoglienza, riassume e tramanda il grande senso di ospitalità
delle popolazioni dell'Aspromonte.
Il rifugio dotato di venticinque posti letto con cucina è saletta di
ristorazione al piano terra, è meta fissa di di visitatori
escursionisti che utilizzano il luogo quale punto di partenza delle
loro camminate lungo i sentieri nelle parti alte del Massiccio,
all'interno di boschi rigogliosi. Il tutto anticamente era regno dei
pastori e dei massari aspromontani che conducevano le loro modeste
attività agricole sui terreni spesso gravati da usi civici, al cui
interno i pastori vi costruivano i così detti jazzi (stazzi) per il
ricovero delle greggi durante la stagione dell'alpeggio, con relativo
trasferimento al seguito delle misere masserizie durante la
transumanza. A quell'epoca sulle alture dell'Aspromonte, pullulavano
gli stazzi ed in essi gli abitanti si recavano per gustare la ricotta
calda col siero. Questo veniva offerto dai pastori all'ospite o al
passeggero, mentre il formaggio, dopo la prima lavorazione nel capanno,
veniva trasferito verso luoghi più adatti alla stagionatura presso le
abitazioni dei pastori. Per gli anni della crescita economica, con i
nuovi modelli di sviluppo produttivo, cambiarono ai margini massari e
pastori, facen¬do di queste figure, attori assolutamente marginali, in
un contesto in cui, le attività di forestazione diffusa, che continuava
a richiamare ed arruolare figure produttive quali sarti, muratori,
calzolai, idraulici ecc... ingoiava terreni agricoli e pascoli,
compresi i pastori ed i massari.
Agli stazzi si sostituivano cosi i caselli forestali. Decine e decine
presenti sul nostro territorio e per gran parte abbandonati o quasi,
tutti in umano all'AFOR, l'Ente di forestazione in via di liquidazione.
Lo scaricamento al seguito fu traumatico, inoltre usanze e valori
andarono perduti e le stesse identità vennero seriamente intaccate.
Oggi è giunto il momento della coscienza, della riscoperta delle
tradizioni e dei valori di un popolo, quello dell'Aspromonte, vissuto o
forse per meglio dire vegetato per troppi anni senza speranza e senza
identità. Oggi si può aprire la stagione del riscatto; la stagione del
recupero della memoria e della riscoperta dei luoghi.
La condizione per il cambiamento consiste nella capacità di sapersi
calare nel territorio e nell'ambiente in modo sostenibile ottenendo
anche vantaggi economici. Così Antonio Barca, non sarà più un caso
isolato sull'Aspromonte, è solitaria immagine di chi sa svegliarsi
guardando nuovi orizzonti, ma l'anello di una rete che a mo di catena
dovrà abbracciare questa terra. Dunque, ancora una volta l'esortazione
a imboccare la strada intrapresa da Barca il cui esempio, costituisce
l'esortazione più autentica della via del risveglio!
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